Detenuti “in” lingua

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A cura di Gianluca Rubino – editore Libritalia

Quello che viene presentato in queste pagine non è un romanzo, né un trattato di diritto penale, è soltanto una chiacchierata tra sei amici detenuti che frequentano il terzo anno dell’Istituto dei Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale “Enrico Gagliardi” di Vibo Valentia e che, dalla sezione alta sicurezza del Penitenziario vibonese, durante le ore di pausa, tra una lezione e l’altra, conversano allegoricamente su una questione che ha origini antiche, risalenti al medioevo, dove chi scriveva e parlava in volgare iniziava a porsi il problema di definire una lingua che fosse comprensibile ed utilizzabile dal maggior numero di persone. Per cui “la questione della lingua” diventa l’argomento di discussione dei nostri alunni. Se il volgare italiano deriva dal latino insieme ad altre lingue, quali il francese, lo spagnolo, il rumeno, chiamate lingue romanze o neolatine, il latino era la lingua parlata nel vasto impero romano, ma quando i barbari attaccarono l’impero e quest’ultimo si disgregò, la lingua latina si fonde con elementi dialettali locali dando origine alle lingue nazionali.

Giorno dopo giorno, lezione dopo lezione, l’entusiasmo per la questione della lingua prendeva sempre più piede in aula e scoprivo con piacere che gli alunni si trovavano a discuterne anche nei momenti di pausa, il desiderio di conoscenza e approfondimento ormai albergavano in loro. Avevo creato dei mostri!! Proprio così, “monstrum”, prodigio, fatto portentoso, ossia avevo davanti a me alunni curiosi che avevano interiorizzato l’origine non solo di quella lingua che li accomuna, ma anche l’importanza dei propri, diversi, dialetti.

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COD: 1364 Categoria: ISBN: 9788855482929
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Questa è la storia di una vicenda realmente avvenuta, caratterizzata da un dialogo del quale si vuole mantenere il tono ironico a volte polemico o altero; che proietta l’oggetto della discussione oltre l’orizzonte del comune sentire.

I personaggi che animano questo dialogo sono sei carcerati, pur definiti “avanzi di galera”, o gente illuminata dalla luce sporca della maleducazione culturale che li vuole emarginati anche dal punto di vista intellettuale; per altre persone per bene, intelligenti, perfino normali chi lo sa!

Vivendo quest’esperienza come una specie di volo interiore che li ha portati fuori da queste quattro mura, in modo da vivere una libertà di pensiero che sorge dal basso ma si staglia nella loro voglia di essere qualcos’altro oltre che carcerati; sospesi tra il tutto della loro fantasia ed il nulla della banalità del conformismo che li soffoca in questo “ripostiglio di uomini” in cui sono costretti.

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