10 DICEMBRE – \”Gioacchino Murat. Sbarco, cattura e fucilazione\” Associazione Gioacchino Murat Ets – Pizzo – \”Il decennio francese\” Michele Furci

Gioacchino Murat. Sbarco, cattura e fucilazione

Gioacchino Murat. Sbarco, cattura e fucilazione non è solo un racconto storico, è un atto d’amore verso la memoria di un re e verso la città che ne fu teatro. L’opera si inserisce nel più ampio percorso dell’Associazione Murat ETS, costituita formalmente nel 2002 da Giuseppe Pagnotta, che da oltre vent’anni anima Pizzo con attività di ricerca, teatro, didattica e rievocazione. Dalla creazione del Museo Murattiano nel castello, fino alla produzione di spettacoli e convegni, l’associazione ha saputo trasformare la storia in esperienza viva.

La rievocazione dello sbarco — che rianima il borgo tra figuranti, cortei e suoni d’epoca—  diventa così il contesto ideale per presentare un libro che è al tempo stesso saggio storico, sceneggiatura e guida emotiva.

Sorace, con rigore e passione, accompagna il lettore nei giorni fatali dell’ottobre 1815, quando Murat, partito da Ajaccio, sbarcò a Pizzo con pochi uomini per tentare un disperato ritorno al potere, trovando invece la morte e l’immortalità nella memoria collettiva.

Il libro nasce anche come compagno di viaggio per chi assiste alla rievocazione. Le sue pagine, che intrecciano documenti d’archivio, dialoghi drammatici e approfondimenti storici, preparano lo spettatore alla visione degli eventi rappresentati: lo sbarco alla Monacella, la piazza gremita, la cattura, il processo e la fucilazione nel castello.

Come scrive Sorace nella presentazione, l’intento è quello di «accompagnare lo spettatore nella visione e nell’ascolto della tragica e, insieme, eroica vicenda di Gioacchino Murat», ma anche di «fare i conti con la resilienza memoriale della figura di Murat in Pizzo, città che è stata attrice e testimone di una vicenda che ha segnato la fine dell’epopea napoleonica».

La pubblicazione di questo volume rappresenta un ponte tra storia, cultura e comunità: un invito a riscoprire Murat non come personaggio distante, ma come simbolo di coraggio, idealismo e passione.

Sfogliando il libro, si percorrono le stesse vie che oggi accolgono i figuranti, si riascoltano le voci di un popolo diviso tra fedeltà e speranza, e si riconosce nella memoria di Pizzo una parte del nostro presente.

Il decennio francese

C’è un momento, nella storia della Calabria, in cui tutto sembra crollare e rinascere allo stesso tempo. È il Decennio Francese, inaugurato nel 1806 quando Giuseppe Napoleone arriva a Napoli e trova un Regno stremato: strade distrutte, terre malariche dopo il terremoto del 1783, un popolo poverissimo, bande armate ovunque. E in mezzo a questo caos, proprio Monteleone – l’attuale Vibo Valentia – viene scelta come capitale della nuova Calabria Ulteriore.

Il libro ripercorre questi anni come un vero romanzo storico, fatto di assedi, decreti, speranze e tradimenti. Si entra nelle stanze dove l’Intendente Francesco Saverio De Rogatis e il suo segretario Gaetano Rodinò cercarono di creare, quasi dal nulla, una provincia moderna. Intorno a loro, però, la realtà è tutt’altro che stabile: tra marzo e settembre 1806 Monteleone cambia più volte padrone; gli eserciti francesi, borbonici e inglesi entrano ed escono dalla città, e i sindaci Papandrea e Romei devono nutrire migliaia di soldati con casse comunali ormai allo stremo.

Eppure, mentre il fragore della guerra non si è ancora spento, arrivano le grandi riforme.
Con colpi di penna rapidissimi si abolisce la feudalità, si ridisegna il Regno in province, si ordina a ogni Comune di aprire una scuola con un maestro e una maestra, e si distribuiscono i terreni demaniali. Il libro mostra come queste leggi, partite da Napoli, scendono fino ai villaggi più piccoli della Calabria, incontrando resistenze, povertà e un analfabetismo quasi totale. Ma nonostante tutto, segnano l’inizio di un cambiamento destinato a lasciare il segno.

Poi arriva Gioacchino Murat, cavaliere impetuoso e visionario. Sotto il suo governo nascono fiere, mercati, scuole agrarie; riprendono vita le ferriere della Mongiana; si rafforza un’amministrazione che, per la prima volta, prova a dare ordine e futuro a una terra da sempre dimenticata.

Pagina dopo pagina, emerge una Calabria che soffre, che lotta, che prova a liberarsi dal peso dei secoli: non una terra immobile, ma un luogo attraversato da idee, uomini, conflitti e tentativi di modernità.

È questo il cuore del libro: raccontare il momento in cui il nostro territorio ha sfiorato l’occasione di diventare davvero diverso. Un’occasione forse mancata, ma che vale la pena conoscere per capire chi siamo oggi.

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